TULLIO MARCHETTI

 IL CREATORE DEL SERVIZIO INFORMAZIONI NELLA GRANDE GUERRA

 

  

Massimo Coltrinari

 

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

 

 

Il periodo di neutralità che va dall’agosto 1914 al maggio 1915 fu utilizzato dai nostri futuri nemici, Austria e Germania, per tessere una rete di informatori collaboratori e spie in tutto il Paese. Sfruttando la componente neutralista e cattolica, che manifestava aperte simpatie per la non guerra, per la neutralità e per coloro che erano stati alleati e, formalmente, lo erano ancora, ovvero la Germania e l’Austria, in Italia vi erano molte persone già disposte ad aiutare gli Imperi Centrali. L’Organo preposto a contrastare questa attività era la Sezione Controspionaggio e polizia militare dell’Ufficio “I” (Informazioni). 

La raccolta delle informazioni non era stata abbastanza curata dalla sua costituzione in poi dal Regio Esercito.1 Si dovette arrivare al 19002 per avere un organo dedicato alle informazioni: l’Ufficio “I” del Corpo di Stato Maggiore, retto dal colonnello SM De Chaurand de Saint Eustache. Non era molto considerato e svolse la sua attività fa indifferenza e stenti.3 Nel 1902 fu assunto dal col. Garoni, che gestì il caso “Ercolessi”.4 Nel 1905 divenne Capo Ufficio il colonnello SM Silvio Negri che lo tenne fino al settembre 1912, che lo cedette al colonnello di fanteria Rosolino Poggi  

La data che segna il riassetto del Servizio Informazioni può essere considerata quella del 19 aprile 1915. Il gen. Cadorna istituisce alla frontiera orientale alcuni uffici distaccati preposti alla raccolta di informazioni. In tutto ne istituisce sette, rispettivamente a Milano, Brescia, Verona, Belluno, Tolmezzo, Udine e Palmanova. Di questi, tre dovevano gravitare sul fronte giuli-carnico, tre sul fronte trentino ed uno su quello svizzero. L’organico di questi uffici era, inizialmente, di 5 o 6 persone, delle quali due erano “informatori”, che operavano a ridosso delle prime liee; uno era addetto allo spionaggio i quanto tale, ed i rimanenti si occupavano del vaglio delle notizie e del funzionamento dell’ufficio. Al momento della dichiarazione di guerra, questi uffici diverranno gli Uffici “I” (informazioni) delle Armate Operanti.

 

All’entrata in guerra tutto lo Stato Maggior dell’Esercito si trasforma in Comando Supremo e si trasferisce in zona di operazioni, con sede a Udine. L’Ufficio “I” del Comando Supremo si trasferisce a Treviso, e trova sede nel Convento dei Carmelitani Scalzi, a fine maggio poi si sposta ad Udine presso l’Arcivescovado. Il suo ordinamento era il seguente:

 

. Capo Ufficio: 1 Colonello di SM

 

. Segreteria 2 Capitani applicati

 

1a Sezione informazioni ( con competenza sul fronte carnico-giulio)

 

.. 1 Ten. Col. di SM, 2 Cap. di SM o in servizio di SM ed 1 Cap. degli Alpini

 

2a Sezione informazioni ( con competenze sul fronte trentino-tirolese)

 

.. 1 Magg. di SM, 2 Cap. di SM, 2 Cap. di Fanteria

 

3a Sezione controspionaggio e polizia militare

 

.. 2 Cap. dei carabinieri

 

4a Sezione Cifra

 

.. 11 ufficiali, di cui 4 richiamati dal congedo

 

1 Ci si avvaleva di “informatori mobili”, personaggi che risedevano in territorio straniero e quando potevano venivano a riferire in Italia ad alcuni ufficiali incaricati appositamente dello Stato Maggiore. Con costoro era proibito comunicare per iscritto. Per il resto ci si serviva dei Regi Consolati e di Italiani residenti di buona volontà, oltre che degli Addetti Militari presso le Regie Ambasciate. Cfr. Marchetti O., Il Servizio Informazioni dell’Esercito Italiano nella Grande Guerra, Roma, Ministero della Guerra, Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, Tipografia Regionale 1937-XV.

 

2 L’Austria Ungheria aveva un Ufficio Informazioni dal 1800, ovvero da un secolo prima. Cfr. Max Ronge, Generalmajor, “Kriegs und Industrie-Spionage”, citato da Marchetti O., ibidem.

 

3 Scrive Marchetti, da cui trarremo le maggiori informazioni e note per questo paragrafo, “Sconosciuto alla grande maggioranza degli Ufficiali, allora e poi, terrore e ribrezzo dei profani, per cui esso significava “spie” nel peggiore senso della parola, oggetto forse di compatimento da parte dei competenti, alleati e nemici, l’Ufficio 2I” visse quasi sempre una vita stentata, che non giustificava la sua costituzione.” Marchetti O., Il Servizio Informazioni dell’Esercito Italiano nella Grande Guerra, cit., pag. 14 e segg.

 

4 Era questi n capitano dell’Esercito che con sua moglie ed altri che fornivano informazioni all’estero. Il processo ebbe vastissima eco, ed il cap. Ercolessi fu condannato a 5 anni e 5 mesi, la massima pena prevista per tradimento in tempo di pace. Fu un caso, che aiutò il controspionaggio se il Ronge ebbe a scrivere che “….. fece desistere dai loro propositi in Italia coloro che avevano intenzione di esercitare lo spionaggio, ciò che ostacolò il sevizio informazioni offensivo (austriaco) proprio quando occorreva verificare le fortificazioni al confine orientale” Marchetti O., Il Servizio Informazioni dell’Esercito Italiano nella Grande Guerra, cit., pag. 18.

 

 

Traduttori ed interpreti:

.. 4 per la lingua tedesca, 1 per il serbo-croato, 1 per il russo, 1 per lo sloveno, 1 per i dialetti dell’Istria e della Dalmazia. Tutti gli interpreti sono Ufficiali richiamati.

 

Questa organizzazione può essere chiamata “Il Grande Servizio Informazioni”, in quanto spaziava su tutto il fronte.

 

Accanto a questa, vi era l’organizzazione sopra detta, degli Uffici Informazioni che con la dichiarazione di guerra divennero gli Uffici “I” delle Armate, che si può definire il “Piccolo Servizio Informazioni”. Con la guerra si potè dire che il “Grande” S.I. si dimostrò in molti casi poco sicuro e superficiale; spesso ci si perdeva in chiacchiere o in racconti “da caffè” senza alcun controllo incrociato delle notizie, anche perché poco sostenuto dagli addetti militari all’estero che fornivano informazioni tardive e generiche. Il personale era stato reclutato un po’ dovunque, con criteri diversi e ci si accorse che in qualche caso alcuni informatori servivano contemporaneamente due o più padroni Il “Piccolo S.I, quello delle Armate, si rilevò molto più sicuro, preciso, veritiero, in quanto era composto da personale motivato, selezionato controllato, che operava anche al di là delle linee e spesso in profondità.

  

Al momento della entrata in guerra gli Uffici Informazioni si occupavano soltanto di obiettivi militari immediati quali: l’identificazione delle unità nemiche, la loro consistenza, l’armamento, le comunicazioni, ma giunsero a redigere anche planimetrie aggiornate dei territori oltre le linee di confine. Riuscire in ciò fu un notevole risultato ma molto mancava ancora. Non si era ancora attrezzati per carpire al nemico i suoi piani strategici e soltanto in seguito l’interesse si pose anche sulle relazioni della situazione politica ed economica, sul morale delle truppe, sull’effetto della propaganda e su altre notizie in un primo tempo ritenute poco importanti.”1

 

L’attività funzionale del S.I. del Comando Supremo si sintetizzava nella preparazione da parte delle Sezioni Informazioni dei cosiddetti “promemoria urgenti” che venivano consegnati direttamente al Capo reparto Operazioni ed all’Ufficio Situazioni di Guerra; vi era poi la edizione di notiziari periodi, e notiziari riassuntivi che venivano distribuiti secondo determinati criteri.

 

L’attività funzionale dell’Ufficio “I” delle Armate si basava sulla attività sul terreno dell’Agente, il quale si rapportava con l’Ufficiale di Collegamento, che coordinava vari agenti, e che era in contatto diretto con la postazione (Ufficio “I” delle Armate).

 

Questi si collegavano e rapportavano con la “Centrale” (Ufficio “I” del Comando Supremo, che operava secondo le sue competenze facendo giungere le notizie per l’utilizzo all’Ufficio Situazioni ed Operazioni di Guerra.

  

Gli Uffici “I” sia del Comando Supremo che delle Armate svolgevano attività offensiva informativa nei confronti del nemico. Poco o nulla era stato creato, sia al loro interno che nel resto del paese in merito alla attività difensiva informativa, ovvero in merito al controspionaggio:

  

Il Controspionaggio era ancora deficiente. Non si era ancora riusciti a costruire un’organizzazione capace di ostacolare l’opera del nemico che già faceva opera di intossicazione e spargeva notizie erronee sul nostro ambiente politico e militare, Non si compì alcuna azione di sabotaggio ai danni degli austro-ungarici benché ci si potesse avvalere di persone fidate in territorio nemico. Mancava il giusto approccio, imputabile alle mancanze ed ai ritardi accumulati in tempo di pace. L’azione di propaganda patriottica si compirà solo nell’ultimo anno del conflitto”2

 

Chi fu veramente il creatore e l’uomo decisivo del Servizio informazioni nella Grande Guerra fu Tullio Marchetti.3 Trentino di nascita nel 1905 gli fu affidata la sorveglianza del Trentino. Era membro della S.A.T:, Società Alpinisti Trentino la più importante istituzione patriottica italiana d’oltreconfine, che gli permise di tenere contatti con tantissime persone votate alla causa italiana che non aspettavano altro che servire l’Italia. Fu assegnato all’Ufficio “I” della 1a Armata e diresse i centri di Brescia e di Verona, e dal 1916 ebbe anche la responsabilità dell’Ufficio “I” della 6a Armata. Marchetti operò sempre con estrema efficienza, e questo lo portò in urto con i responsabili dell’Ufficio “I” del Comando Supremo. Grazie a superiori di lunghe e larghe vedute, potè operare a tutto tondo attivando una rete in Svizzera, in Germania ed in Austria che fornì importantissime notizie.

In Trentino riuscì a stabilire una rete basata sia sulle sue conoscenze, ma soprattutto di persone che volevano servire l’Italia. Di Questa rete facevano parte

.. il prof. Ramponi, il rag. Albertini nella Valle di Sole e di Non; i fratelli Damiano e Cesare Vis nelle Valli di Ledro, Giudicarie e Sabbia; il dott. Poli nella zona di Arco e Riva; il barone Fiorio nella conca di Loppio, Mori e Riva; l’avv. Piscel a Rovereto; il colonello Santucci a Telve Valsugana; il barone Buffa a Carzano. Poi ricordiamo Trapmann, Battisti, Scotoni, Colpi, Larcher, solo per citare alcuni fra i tanti suoi collaboratori. Se questi facevano parte di quello che Marchetti chiamava “servizio periferico” il suo fiore all’occhiello risultò essere il suo “servizio estero Fino al 20 giugno 1915 in Svizzera non esisteva alcun organo di informazione veramente efficiente. Per questo il Marchetti provvide alla costituzione di una struttura estera mirante anzitutto a prevenire le mosse del nemico e a mettere al sicuro l’Armata da eventuali suoi attacchi. Ad organizzare e a dirigere il Centro fu chiamato il barone Silvio da Prato, già suddito austriaco con padre trentino e madre svizzera. Egli, il 6 maggio del 1915 a Zurigo intraprese la sua avventura che continuò fino al dicembre 1915. A Lui facevano riferimento Giovanni Giovinnazzi, ex controllore della Finanza austriaca a Glurn in Valle Venosta e Luigia Zeni insediata accortamente ad Innsbruck, all’Hotel Union il 22 maggio alla vigilia dell’inizio delle ostilità”4

 

Come appare evidente, Cesare Battisti faceva parte della organizzazione di Tullio Marchetti. La sua attività a favore dell’Italia poteva essere meglio sfruttata con incarichi in seno al Servizio Informazioni. In realtà Battisti molto si adoperò per fornire informazioni al Comando Supremo, comprese monografie dettagliate delle zone di operazioni in territorio austriaco, e tantissime altre informazioni. Non fu data a lui attenzione e preferì arruolarsi in reparti combattenti, come semplice tenente, precisamente nel Battaglione alpini “Vicenza”, come comandante della compagnia di marcia, insieme a Fabio Filzi, al comando della quale partecipò, inquadrato nella Brigata “Ancona” alle operazioni per la conquista di Monte Corno e Monte Trappola, in cui cadde prigioniero.5

 

Nonostante la precisa disposizione del Comando Supremo che prescriveva che ogni Ufficio “I” di Armata svolgesse i suoi compiti nell’ambito della Armata, grazie alla lungimiranza del gen. Brusati, comandante l’Armata, Tullio Marchetti riuscì’ “ a potenziare la rete in Austria ed in Germania. Fu mandato in Svizzera Dario Cominolli, un commerciante di legnami che, protetto da questa sua attività, aprì uno studio nel quale si incontravano Aquilino Vasco, Lea Dalmaso (coinvolta nello scasso della cassaforte del Consolato austriaco a Zurigo) e quindi Giovanni Barbera, il Grandi, il Granello, il Ramponi, il Mengoni ed altri trentini”

Marchetti aveva, quindi, istituito oltre ad un servizio “periferico”, anche un servizio estero, di pochi elementi ma erano irredentisti trentini, attivi e fidati. Erano dislocati a Innsbruck, Zernetz e a Zurigo e i risultati furono sempre degni di nota.

 

1Tarolli V., Spionaggio e Propaganda. Il Ruolo del Servizio Informazioni dell’esercito nella Guerra 1915-1918, Chiari ( BS) Nordpress Edizioni, 2001, pag. 17 e segg.

2 Ibidem, pag. 18

3 Da non confondere con Odoardo Marchetti divenuto capo del S.I. nel 1917, fu assai stimato sia da Cadorna sia da Diaz. Ambedue i Capi di Stato Maggiore ebbero bisogno di lui e gli affidarono incarichi segretissimi e delicati. Il Sottocapo di SM, Badoglio, chiamava Tullio Marchetti il “papà degli informatori. Ibidem , pag. 24

4 Ibidem

5 Vds il capitolo Libro 1016 Le Marche

 

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