Napoleone, dalla campagna militare d’Egitto alla nascita dell’Egittologia.

 

A cura di Luigina Fedeli

 

Dopo la vittoriosa campagna d’Italia (1796-97) e la firma del trattato di pace di Campoformio con gli Asburgo, Napoleone Bonaparte, convinto dell’impossibilità di uno scontro diretto con l’Inghilterra, propone al Direttorio di partire alla conquista dell’Egitto per tagliare agli inglesi la via delle Indie, colpendoli nei loro interessi economici. Già dal 1535, in seguito agli accordi tra il Re Francesco I e l’Impero Ottomano, l’Egitto era per i francesi un importante scalo commerciale.

Napoleone riattualizza questo vecchio progetto e, conquistando l’Egitto, sventerebbe i complotti russi ed inglesi contro l’Impero Ottomano che gli sarebbe, quindi, riconoscente.

La spedizione viene preparata in fretta ed in gran segreto.

Il 19 maggio 1798 un’imponente flotta lascia il porto di Tolone al seguito dell’ammiraglia L’Orient, dove è imbarcato il futuro Imperatore. Dei quasi 55mila tra soldati, marinai e civili, meno di una quarantina conosceva l’esatta destinazione, tenuta segreta fino a Malta. Così scrive il Capitano Joseph-Marie Moiret nelle sue memorie:…”tale era l’incertezza che divideva le opinioni e tormentava le menti…tuttavia, l’armata conservava il suo abituale sangue freddo, la fiducia che riponeva nel suo Generale non le lasciava affiorare il benché minimo dubbio sul successo dell’impresa, qualunque essa fosse”. Il I° luglio 1798 Napoleone sbarca ad Alessandria d’Egitto, seguito dalla sua fedelissima armata e da un piccolo drappello di artisti e scienziati. Non si sa con precisione il numero dei componenti della Commissione delle Scienze e delle Arti, ma in una lista elaborata dal Generale Maximilien de Caffarelli du Falga, figuravano 167 nomi, tra matematici, astronomi, ingegneri, geografi, architetti, disegnatori, chimici, naturalisti, geologi, orientalisti, interpreti, tipografi, nonché poeti, musicisti e pittori.

Tra di essi non vi erano egittologi, dal momento che l’egittologia come disciplina non era ancora nata, ma saranno proprio le scoperte ed il lavoro dei studiosi al seguito di Bonaparte a dare un impulso determinante alle ricerche sulla civiltà dei Faraoni. I membri della Commissione hanno il compito di realizzare il “grande inventario della valle del Nilo”, essi sono dei giovani studiosi provenienti dalle più prestigiose istituzioni scientifiche francesi, pieni di entusiasmo e con la voglia di vedere ed analizzare tutto quello che incontrano. Del gruppo fa parte anche il diplomatico, artista e uomo di cultura Dominique Vivant Denon.

Malgrado i disagi e le avversità (lavorando sotto un sole cocente nelle loro pesanti uniformi di lana), esposti a svariate malattie (dall’oftalmia alla peste) questo gruppo di studiosi, chiamati dai soldati SAVANTS (scienziati), riprodurranno con minuzia centinai di oggetti e monumenti, raccogliendo un’enorme massa di informazioni che confluirà, nei primi trent’anni dell’800, nei volumi di testo e nelle tavole della “Description de l’Egypte”. Ad Alessandria, alcuni membri della Commissione vanno ad esaminare la colonna detta “di Pompeo” e i due obelischi noti come “aghi di Cleopatra”, la maggior parte di essi invece seguirà l’armata verso il Cairo, un’impresa che si rivelerà particolarmente ardua. Molti soldati infatti muoiono di sete o di dissenteria per aver bevuto dell’acqua infetta; stremati dal caldo, dalla fatica e dagli attacchi dei beduini. Il 21 luglio, nei pressi del Cairo, la spedizione francese affronta i Mamelucchi avendo la meglio su di loro nella celebre “battaglia delle Piramidi”. Passato qualche giorno, il 25 luglio, Bonaparte entra trionfante al Cairo, ma poco più di una settimana dopo, il 1° agosto, la flotta francese viene sbaragliata ad Abukir dall’Ammiraglio Nelson; L’armata può ora contare solo sulle proprie forze.

Nel frattempo il futuro Imperatore comincia a prendere accordi con i dirigenti politici e religiosi locali, mostra indulgenza verso l’islamismo e si interessa al Corano, introducendo una serie di riforme volte a migliorare il tenore di vita degli abitanti, creando fra l’altro panetterie ed ospedali.

Il 22 agosto Bonaparte fonda l’Institut d’Egypte, la sede prescelta è un gruppo di palazzi, in cui, sul modello dell’Institut de France sono allestiti un laboratorio di chimica ed uno di fisica, la biblioteca, un osservatorio e la sala per le riunioni. Un gran numero di Savants farà parte dell’Institut ed oltre che dedicarsi allo studio sull’antico Egitto essi vengono chiamati a rispondere anche a interrogativi pratici, relativi alla cottura del pane, alla purificazione dell’acqua del Nilo, alla fabbricazione della birra senza luppolo e alla situazione del sistema giudiziario e scolastico in Egitto.

In settembre, Napoleone, si reca con alcuni Savants a Giza, per osservare da vicino e scalare la grande piramide di Cheope; solo in seguito (nel 1801) le piramidi saranno studiate a fondo attraverso dei veri e propri scavi diretti da Lepère e Coutelle. Nel novembre del 1798, Vivant Denon parte per l’Alto Egitto al seguito della XXI brigata del Generale Desaix; durante le brevi soste, disegna ed annota febbrilmente tutto ciò che di interessante gli si presenta. Racconterà nei suoi scritti:”matita alla mano, passavo d’oggetto in oggetto: distratto dall’uno per l’interesse dell’altro, sempre attirato, sempre conteso, mi mancavano occhi, mani e una mente abbastanza grande per vedere, disegnare e mettere un qualche ordine in tutto ciò da cui ero colpito. Avevo vergogna dei disegni inadeguati che facevo di cose così sublimi: ma volevo dei ricordi delle sensazioni che stavo provando.”.

Dopo aver visto e disegnato il maggior numero possibile di monumenti, Denon rientrerà al Cairo nel luglio del 1799. nel frattempo le truppe francesi si scontrano con i turchi (che si sono nel frattempo alleati con russi ed inglesi) nella campagna di Siria, e nonostante i successi ottenuti a El-Arish, Haifa, Jaffa e Gaza non riusciranno  ad impossessarsi di San Giovanni d’Acri, una località ritenuta strategicamente fondamentale.

La situazione si fa sempre più critica, in tutto il paese gli arabi attaccano le guarnigioni francesi, mentre gli inglesi ed i turchi minacciano le coste. In agosto Bonaparte decide di rientrare segretamente in Francia, perché allarmato dalle sconfitte francesi in Germania ed Italia; affida il comando dell’Armata al Generale Klèber. Nello stesso mese, Denon, si imbarca insieme con altri studiosi e Generali sulla Carrère. Vivan Denon fu il primo tra i membri della commissione di Scienze ed Arti a pubblicare, nel 1802,  i risultati del suo viaggio. Il “Voyage dans la basse et la haute Egypte pendant les campagnes du Generale Bonaparte” avrà un grande successo editoriale, e sarà tradotto in varie lingue tra cui l’italiano. Nella seconda metà di luglio del 1799, il Luogotenente Pierre Francoise Xavier Bouchard scopre per caso, durante i lavori ad un forte presso Rosetta, un blocco di pietra nera con incisi segni di differenti scritture. Tale blocco (118 cm di altezza per 77 cm di lunghezza per 30 di spessore e del peso di 762 Kg) fu asportato da un edificio antico e riutilizzato come materiale di riempimento. I francesi si rendono subito conto dell’importanza di questo oggetto, e decidono di trasferirlo al Cairo all’Institut d’Egypte, dove gli esperti si interrogheranno a lungo sulle scritture che vi compaiono: la prima in alto è in geroglifico, quella centrale in demotico (una scrittura corsiva diffusasi in Egitto nel corso del VII ec. a.c.), e quella in basso in greco. Il testo della stele fu redatto dai sacerdoti riuniti a Menfi, per celebrare l’incoronazione di Tolemeo V Epifanie (196 a.c.) e proclamarne il culto ufficiale del sovrano-dio in tutti i templi del paese. La “stele di Rosetta” come verrà poi chiamata fu la scoperta più importante della spedizione francese, ma solo nel 1822, dopo vari tentativi da parte di studiosi inglesi come Thomas Young che comprese lo stretto rapporto che legava la scrittura geroglifica a quella demotica, riuscendo a leggere alcuni gruppi di segni e nomi propri, Jean Francois Champollion riuscì  a decifrarla, gettando le basi della filologia egiziana e quindi di una comprensione vera e profonda della civiltà dell’antico Egitto. Nei mesi precedenti a questa scoperta due giovani ed intrepidi studiosi, Prosper Jollois e Edouard de Villiers du Terrage, si erano incontrati con Denon presso il tempio di Hator a Dendera, ad ammirare lo zodiaco inciso sul soffitto di una cappella dedicata ad Osiride, situata sul tetto dell’edificio. Avevano poi proseguito alla volta di Luxor, l’antica Tebe, (dove soggiornarono per circa due mesi) di Esna e di Assuan, dove erano rimasti affascinati dal rito di File e al ritorno anche a Komombo, a Edfu  e di nuovo a Tebe. L’idea di riunire in quella grande opera enciclopedica che è la “description de l’Egypte” tutte le ricerche e le tavole realizzate dai SAVANTS, si deve al Generale Klèber che prese il comando dell’Armata dopo la partenza per la Francia di Napoleone. Il 10 novembre 1799 lo stesso Klèber viene eletto membro dell’Institut de Egypte e visto l’aggravarsi della situazione militare cerca di pervenire ad un accordo con gli inglesi, proponendo una partenza dignitosa dei francesi dall’Egitto (trattato di El-Arish). Gli accordi non vengono però rispettati ed il Generale viene assassinato al Cairo il 14 giugno del 1800, dopo aver sconfitto il turchi nella battaglia di Heliopolis. Al comando dell’armata subentra un certo Menou, un Generale francese convertitosi all’Islam, figura storicamente controversa, che poco più di un anno dopo capitolerà davanti agli inglesi.

La partenza dei Savants dall’Egitto non fu priva di difficoltà, alcuni di essi, sopravissuti alla peste, anche dopo lo sbarco degli inglesi avvenuto l’8 marzo 1801, riuscirono a partire con tutti i loro materiali il 9 agosto. Altri, invece, che lasciato il Cairo si erano diretti ad Alessandria, rimasero bloccati in città per cinque mesi, vittime dell’avidità degli inglesi; questi ultimi capeggiati dal gen. Hutchinson, volevano impossessarsi di tutto il materiale raccolto:( reperti, disegni ed appunti) considerandolo bottino di guerra. Al momento di partire una delegazione francese composta da Savigny e Saint-Hilaire si reca dal Gen per difendere il prodotto del lavoro dei Savants, ma Hutchinson non cede e minaccia di farli prigionieri; allora Saint-Hilaire decide di fare un ultimo tentativo concludendo il suo discorso con queste parole divenute celebri:”no, non obbediremo! Bruceremo noi stessi le nostre ricchezze. È alla celebrità che puntate. Ebbene, state certi che la storia vi ricorderà: anche voi avrete bruciato una biblioteca ad Alessandria!”.

 A quel punto gli inglesi cedono, seppur parzialmente e gli studiosi francesi vengono autorizzati a portare con se solo reperti di medie dimensioni e documenti personali; sono così costretti ad abbandonare tutto il resto compresa la celebre stele di Rosetta, tuttora conservata al British Museum di Londra. Degli oltre 150 Savants partiti nel 1798, 32 sono morti, qualcuno decise di restare in Egitto e gli altri rientrarono in Francia a piccoli gruppi. Molti di quelli tornati in patria, soprannominanti fin dal loro rientro”gli egiziani”, si dedicheranno per anni, alla redazione della grande opera enciclopedica che era stata progettata alla fine del 1799 al Cairo.

La pubblicazione della Description dell’Egypte viene decisa e finanziata dal governo francese, che costituirà una commissione per dirigere i lavori di edizione. L’opera viene realizzata su di una carta speciale, utilizzando anche un formato inusuale (1354 mm x 704 mm) o (1137mm x 812 mm). La prima edizione pubblicata a fascicoli esce tra il 1810 ed il 1826 ed è dedicata a Napoleone, e per questo ancora oggi viene chiamata “Edizione Imperiale”.

Tirata in 1000 esemplari, comprende 9 volumi di testo, cui si aggiunge un volume con la prefazione scritta da Fourier, 11 volumi di tavole in 13 tomi di cui 5 sono dedicati alle “antichità”, 2 “allo Stato moderno”, 3 “alla storia naturale”, 2 alle tavole di formato molto grande ed 1 all’atlante, formato da 47 carte in scala 1:1000000 dell’Egitto e della Palestina e da una tavola d’insieme in tre fogli in scala 1:1000000.

Alcune tavole sono a colori, ritoccate a mano nell’edizione di lusso; per contenere questa monumentale opera viene progettato un apposito mobile “all’egiziana”, che verrà realizzato dall’ebanista C. Morel su decorazioni dello scultore Dantan. L’opera fu poi ristampata dall’editore C.L.F. Panckoucke nel 1829, sempre in 1000 esemplari, ma questa volta di un formato più maneggevole e meno costoso del precedente; il contenuto è lo stesso, ma non vi sono tavole a colori.

Dedicata al Re Luigi XVIII, per l’occasione venne realizzata anche una medaglia in bronzo destinata ai sottoscrittori alla consegna degli ultimi fascicoli.

Jean Francoise Champollion “il decifratore” avrà modo di conoscere alcuni dei Savants reduci dall’Egitto tra cui Fourier, Saint-Hilaire, Denon e Jollois che gli fornirà le sue copie della “stele di Rosetta”. Grazie all’inventario e lo studio approfondito dei monumenti egiziani effettuato da Savants e l’apporto fondamentale della decifrazione dei geroglifici da parte di Champollion, nasce e si sviluppa la moderna Egittologia e quel mito dell’Egitto che ancora oggi continua.

 

Riferimenti Bibliografici:

“L’Antico Egitto di Napoleone”

Illustrazioni tratte da:

la “Description de l’Egypte”

 

 

 

 

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