ANCONA 23 OTTOBRE 2014

Polo Museale della Marina Militare. Caserma Cialdini.

Promossa dal Comando Militare Esercito - Marche

 

Testo della Conferenza  di Massimo Coltrinari

 

Le Marche e la Grande Guerra

Le Brigate di Fanteria dal nome Marchigiano

Brigate Marche, Ancona, Macerata, Piceno, Pesaro

 

Nel evidenziare le peculiarità del rapporto tra le Marche e la I Guerra Mondiale è stato, tra gli altri, scelto per quest’oggi il tema “I Reparti di Fanteria con nome marchigiano nella Prima Guerra Mondiale”.  Si è evidenziato un aspetto della Fanteria Italiana del primo novecento, che aveva la sua spina dorsale nelle Brigate, composte da due reggimenti, ( di circa 4000 uomini in totale) a cui era dato il nome geografico di una regione, di una città, di fiumi e di altre peculiarità geografiche del nostro territorio per rinsaldare il vincolo tra il mondo militare e la Nazione.

La numerazione ordinativa della Brigata, che era parallela in termini di anzianità a quella reggimentale, partiva dal n. 1 e determinava l’anzianità e la tradizione del reggimento e quindi della Brigata. Rappresenta uno specchio della evoluzione dell’Esercito Italiano dall’Unità ad oggi

 Infatti questa impostazione terminologica risale agli ordinamenti settecenteschi del Regno di Sardegna,  riconfermati all’indomani della restaurazione del 1815, dopo il periodo Napoleonico. In questo periodo, in piena Santa Alleanza, la numerazione va da 1 al numero 18. Sono i “vecchi” reggimenti del Regno di Sardegna e della tradizione Sabauda. Questi reggimenti  saranno, poi,  a fine ottocento e nel novecento le matrici istitutive delle nuove Brigate via via costituite.

Con gli eventi del 1859-60, La II Guerra d’indipendenza contro l’Austria e l’”anno Mirabilis” in cui, con la Spedizione dei Mille, l’Italia fu unità, si costituirono i Reggimenti di fanteria dal n. 19 fino al n. 110 , che presero il nome delle terre  annesse: Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Marche Umbria, Sicilia e meridione in genere.

L’Italia era stata fatta e bisognava fare gli Italiani. Su questo assunto si imperniò tutta la architettura dell’Esercito Italiano dal 1861 in poi, dalle riforme di Ricotti Magnani del 1873 all’indomani della presa di Roma alla I Guerra Mondiale.

 

LE MARCHE NELLA STRUTTURA ORDINATIVA DELL’ESERCITO ITALIANO

Nel quadro di battaglia dell’Esercito Italiano dalla sua costituzione, il 4 maggio 1861 ad oggi, i reparti di Fanteria che portano il nome delle Marche o marchigiani sono cinque. 

Dal 1861 ad oggi, in ordine di anzianità abbiamo la Brigata Marche, e ne fa fede il numero ordinativo del reggimento.

E stata la prima Brigata costituita, nel 1861; segue nell’ordinamento del 1881 la Brigata Ancona e, quindi, alla vigilia della guerra mondiale nel 1914, la Brigata Macerata

 Guerra durante, nel 1917, all’inizio dell’anno, furono costituite, a poche settimane l’una dall’alta la Brigata Piceno e la Brigata Pesaro

 

Negli ordinamenti del primo dopoguerra, negli anni venti, non compaiono e vennero sciolte, le Brigate Pesaro e Piceno, mentre nel quadro di battaglia dell’Esercito Italiano del 1940 non compare la Brigata Macerata. Sono esistenti solo la Marche e la Ancona, a livello divisionale.

 

Con lo scioglimento del Corpo Italiano di Liberazione, nell’ agosto 1944,  e la costituzione dei Gruppi di Combattimenti, abbiamo il Gruppo di Combattimento Piceno, che però non è una unità combattente ma addestrativa. Da questo Gruppo di Combattimento discente l’unico reparto dal nome marchigiano oggi esistente, il 235° Reggimento che ha stanza ad Ascoli Piceno. L’altro reparto presente nelle Marche oggi, è il 28° Reggimento Pavia, che discende dalla Brigata Pavia, brigata che si copri di gloria alla presa di Gorizia nel 1916.

 

Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Marche

La Brigata Marche era composta dal 55° e 56° Reggimento fanteria. Il 55° Reggimento fanteria Marche, che aveva come motto reggimentale “virtus ac fides”, ebbe vita per effetto dell’ordinamento 24 gennaio 1861, formato con elementi di tre reggimenti dell’esercito regolare, ciascuno dei quali fornì un battaglione . Partecipò alla terza guerra d’indipendenza nazionale, nel 1866; contribuì nella formazione dei battaglioni di fanteria d’Africa, del corpo d’operazione per la campagna italo-abissina 1895-96; ebbe larghissima parte nella mobilitazione di 7 reggimenti nella guerra italo-turca 1911-1912.

Il 56° Reggimento fanteria Marche, che aveva come motto “Memento audere semper”, molto prima che Gabriele d’Annunzio lo suggerì per i Mas della Regia Marina, fu fondato come il suo gemello nel 1861 ed ebbe, grosso modo, la stessa storia fino al 1915.

I reggimenti avevano come stemma quello di Ancona, ovvero il cavaliere armato e il tridente di Carlo d’Angiò in campo rosso.[1]

La sede dei reggimenti in pace era, nel 1915, per il 55° Reggimento fanteria, Treviso, per il 56° Reggimento fanteria, Belluno, ovvero erano già nel Veneto e quindi prontamente impiegabili. I Distretti di reclutamento sono: Benevento, Casale, Caserta, Chieti, Cosenza, Forlì, Messina, Modena. Napoli, Siracusa, Vercelli.

Impiego nella I guerra Mondiale

La Brigata svolse le operazioni dal 1915 al 1918.

La Brigata Marche, nel 1915, fu subito schierata in linea alla dichiarazione di guerra. Con la 10° Divisione, si schierò nell’area di Misurina, Auronzo Monte Piana ed iniziò le operazioni  già all’indomani del 24 maggio. Fu protagonista dei primi assalti e si distingue in queste operazioni, soprattutto sul Monte Piana, di fronte alle tre Cime.

 Nel 1916 è trasferita in Albania ove presidia le posizioni  tra Valona ed Elbasan, ma il fronte e tranquillo. La tragedia si ebbe al rientro. L’8 giugno 1916, il piroscafo che trasportava l’intera Brigata in Italia fu silurato nel basso Adriatico. Perirono 54 Ufficiali e 1900 uomini di truppa. Un destino quanto mai crudele.

 Nel 1917 la Brigata, ricostituita ex novo, e viene assegnata al fronte della Val Camonica ed Alta Valtellina, un settore tranquillo ove rimane per un intero anno.

 Nel 1918 dopo essere stata schierata a rincalzo delle prime linee del basso Piave, viene inviata sul Grappa e vi resta vari mesi. Dopo i normali avvicendamenti, la Brigata ad ottobre  viene inviata all’Altipiano di Asiago, ove la raggiunge la notizia dell’armistizio.

I Riconoscimenti e le Perdite

 La Brigata ebbe, Tre suoi Militari decorati di Medaglia d’Oro, 44 Ufficiali e 21 Militari di Truppa decorati di medaglia d’argento e 53 Ufficiali e 51 Militari di truppa decorati con medaglia di bronzo.  Tre suoi Comandanti ebbero l’Ordine Militare di Savoia

Le perdite furono consistenti: 2988 Caduti, 5992 Feriti e 1978 Dispersi, ovvero un totale di 11265 Uomini persi, ovvero la Brigata Marche fu ricostruita circa tre volte. Un contributo molto significativo.

 

[1] Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938.

 

Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Ancona

La Brigata Ancona  era composta dal 69° e 70° Reggimento fanteria. Il 69° Reggimento fanteria “Ancona”, fu costituito in Alessandria il 1 agosto 1862 con elementi del 6° deposito provvisorio di Sicilia e con due compagnie dei reggimenti di fanteria di stanza nell’isola.

Prese parte alla terza guerra di indipendenza; partecipò con la sua 12a compagnia alla spedizione in Cina del 1900, a Tien Sin, partecipando, quindi, alla azioni di reperti internazioni nella guerra dei Boxer.

Concorse alla formazione dei battaglioni d’Africa del corpo di operazione per la guerra italo-etiopica del 1896-98. Ebbe larga parte nella mobilitazione di tre reggimenti per la guerra Italo-turca del 1911-1912.

Il 70° Reggimento fanteria “Ancona” aveva come motto  “in arduis rebus virtus”, e si costituì, come il suo gemello, il 1 agosto 1862, e le vicende sono similari fino al 1881; concorse alla formazione della Brigata con l’ordinamento di quell’anno. Partecipò alla terza guerra d’indipendenza, e concorse con sue unità minori alla formazione dei battaglioni d’Africa per la guerra italo-etiopica del 1896-98 e per la guerra di Libia del 1911-12.

Entrambi avevano, ANCHE LORO, come stemma quello della città di Ancona, il Guerriero a cavallo con il tridente di casa d’Angiò.[1]

Nel 1915 la sede dei reggimenti in pace era Firenze. I Distretti di reclutamento  sono: Ascoli Piceno, Bergamo, Campagna, Catania, Gaeta, Orvieto, Torino, Treviso.

Impiego nella I Guerra Mondiale

La Brigata svolse le operazioni dal 1915 al 1918.

Nel 1915 anche la Brigata Ancona è nel settore Dolomitico, ed opera quasi a fianco della Brigata Marche, ad oriente delle Tre Cime di Lavaredo. Ad ottobre viene trasferita sul fronte dell’Isonzo, ove partecipa alla 4a Battaglia dell’Isonzo nella zona di Oslavia.

Nel 1916, dopo un periodo di ordinamento, viene trasferita, in aprile, nel Trentino, nell’alto Astico alle dipendenze della 35a Divisione. Nel giugno è nel settore di Monte Corno ove partecipa alle operazioni in cui fu catturato Cesare Battisti.

Nel 1917 partecipa alla 10a battaglia dell’Isonzo e, come rincalzo,  alla successiva. E’ investita appieno dall’offensiva austriaca dell’ottobre, la battaglia di Caporetto, dove i suoi reggimenti oppongono una ordinata ritirata, lasciando dietro di se numerose perdite, ma non si disunisce ne si disintegra.

 Il 2 novembre passa il Tagliamento al ponte della Delizia; raggiunto il Piave è riordinata nella zona di Padova. Nel 1918, di nuovo ricostituita, ad aprile è assegnata nel settore di Valbella e partecipa a tutte le operazioni della primavera estate, compresa la battaglia del Solstizio, nel basso Piave. Ad ottobre a quella di Vittorio Veneto, tanto da essere citata sul Bollettino del Comando Supremo del 2 novembre 1918.

I Riconoscimenti e le Perdite

Per il suo valore ha avuto la Medaglia d’Argento al V.M. alla Bandiera del 69° Reggimento, per i combattimenti dell’ottobre 1917 sul Fajiti, durante la ritirata di Caporetto, la Medaglia di Bronzo alla bandiera del 70° Reggimento per il ciclo di operazioni del 1918,  Due suoi Militari sono decorati di Medaglia d’Oro, mentre 101 ufficiali e 83 uomini di truppa hanno avuto la Medaglia d’Argento; 280 ufficiali e83 uomini di truppa quella di bronzo.

4 suoi Comandanti hanno avuto l’Ordine Militare di Savoia sul campo, segno indubbio che la Brigata è stata ben diretta e condotta.

Per il suo impiego, e quasi stupefacente dirlo, la Brigata Ancona ha avuto tra Caduti feriti e Dispersi, 18900 uomini, ovvero è stata ricostituita in tre anni e mezzo di guerra, quasi cinque volte.

 

[1]Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938.

 

Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Macerata

L’ossatura generale dell’Esercito Italiano prevista sin dal 1873 ( le riforme che vanno sotto il nome di chi ne fu l’ispiratore, Ricotti Magnani) prevedeva forze di 1a, 2a, e 3°. Questo ordinamento si sviluppò in oltre quarant’anni ed ebbe  pratica attuazione nel 1910, con la costituzione dei Nuclei di Milizia Territoriale (2a linea) per ciascun Deposito di reggimento di fanteria, cavalleria, artiglieria e battaglione alpino. La costituzione di tali nuclei avvenne per fasi successive, si che, alla vigilia del primo conflitto mondiale, l’Esercito Italiano disponeva già di un cospicuo numero di unità di seconda linea e precisamente 52 reggimenti di fanteria, 11 battaglioni bersaglieri, 38 compagnie alpine, 23 squadroni di cavalleria, 13 reggimenti artiglieria da campagna. I 52 reggimenti di fanteria numerati dal 111° al 162° andarono a costituire 26 nuove Brigate.[1] Tra questi, i reggimenti 121° e 122° costituirono la Brigata Macerata.

Impiego nella I Guerra Mondiale

La Brigata Macerata fu costituita, quindi,  il 1 marzo 1915. Il Comando di Brigata ed il 122° Reggimento dal deposito del 12° Fanteria[2], il 121° Reggimento dal deposito dal 93° reggimento.[3] L’area in cui questa Brigata fu radunata sono proprio le Marche. Nelle provincie di Macerata ed Ancona, con le sedi principali a Macerata e Chiaravalle. Da queste località la Brigata partì per il fronte il 2 giugno 1915. e fu impiegata nell’ estate del 1915 nella zona di Redipuglia e sul Carso, in posizioni che divennero note come la Trincea delle Frasche, la Trincea di Razzi, ecc. Alternando a riposo rimane per il 1916 in queste posizioni, e partecipa alla Battaglia di Gorizia, ove si distingue. In autunno è nel settore di Doberdò, ove svolge pesanti azioni che però, nonostante sacrifici, non danno i risultati sperati.

Per dare respiro agli uomini, per tutto il 1917, è inviata a presidiare il Settore Brentonico-Crosano, ritenuto tranquillo e vi rimane tutto l’anno. Il 1918, dopo un periodo in Val Lagarina, è sul Piave nelle truppe di rincalzo per la Battaglia del Solstizio, giugno 1915 e combatte alle Grave di Pappadopoli. Partecipa alla battaglia di Vittorio Veneto ed il 31 ottobre passa il Monticano e raggiunge, a sera, la Livenza ed il 4 novembre libera San Vito al Tagliamento, ove la raggiunge la notizia dell’armistizio.

I Riconoscimenti e le Perdite

La Brigata Macerata ha avuto la Medaglia d’Argento al V.M. alla bandiera del suo 121° reggimento, per la partecipazione alla Battaglia del Solstizio e di Vittorio veneto;  Una medaglia d’Oro fra i suoi Uomini, mentre 80 Ufficiali e 120 uomini di truppa sono stati decorati di Medaglia d’Argento, e 194 Ufficiali e 103 Militari di truppa decorati di Medaglia di bronzo

Il tributo in termini di Perdite della Macerata è anch’esso alto: oltre 10200 uomini fra Caduti Feriti e Disperi, ovvero fu ricostituita due volte.

 

[1] Le nuove brigate ebbero questi nomi Piacenza (111° e 112° Reggimento), Mantova (113° e 114° Reggimento), Treviso (115° e 116° Reggimento), Padova (117° e 118° Reggimento), Emilia (119° e 120° Reggimento), la citata Macerata (121° e 122° Reggimento), Chieti (123° e 124° Reggimento), Spezia (125° e 126° Reggimento), Firenze (127° e 128° Reggimento), Perugia (129° e 130° Reggimento), Lazio (131° e 132° Reggimento), Benevento (133° e 134° Reggimento), Campania (135° e 136° Reggimento), Barletta (137° e 138° Reggimento), Bari (139° e 140° Reggimento), Catanzaro (141° e 142° Reggimento), Taranto (143° e 144° Reggimento), Catania (145° e 146° Reggimento), Caltanisetta (147° e 148° Reggimento), Trapani (149° e 150° Reggimento), Sassari (151° e 152° Reggimento), Novara (153° e 154° Reggimento), Alessandria (155° e 156° Reggimento), Liguria (157° e 158° Reggimento), Milano (159° e 160° Reggimento), Ivrea (161° e 162° Reggimento).

[2] Il 12° Reggimento Fanteria “Casale” (motto: per calvarium ad laurum) proveniente dalla trasformazione del 2° Reggimento della brigata originaria, ebbe l’anzianità della Brigata Casale (13 novembre 1821) con l’11° Reggimento, depositario della fiera tradizione del reggimento del Monferrato di Sua Altezza Reale. Organicamente costituito alla data del 4 maggio 1839, partecipò ai fatti d’arme della prima guerra d’indipendenza 1848-1849 combattendo a Mantova. Santa Lucia, Canale della Muzza, Milano, alla Sforzesca ed alla battaglia di Novara. Per i combattimenti sostenuti nella prima fase della campagna e per l’assedio di Peschiera, la 1a compagnia del reggimento fu decorata con medaglia di bronzo al valor militare. Concorse alla formazione di reparti di fanteria d’Africa per la guerra italo-abissina 1895-96 ed alla mobilitazione di cinque reggimenti di fanteria del corpo di operazione per la guerra italo-turca 1911-1912. Un reggimento dalle solide tradizioni militari.

[3] IL 93° reggimento fanteria “Messina” (motto:impetuosa messanensis legio”) si formo a Gaeta il 1 novembre 1884 in virtù del Regio Decreto 4 settembre 1884 con elementi di cinque reggimenti di fanteria destinati a formare le unità contemplate nel’ordinamento del 1882. Fece parte, col 94° Reggimento fanteria, della Brigata Messina di nuova formazione, rimanendovi fino allo scioglimento di questa, che avvenne nel 1926. Partecipò con la sua 4a compagnia alla prima guerra d’Africa 1887-1888; prese parte, mobilitato, alla guerra italo-turca 1911-1912.

 

Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Piceno

La brigata Piceno si costituisce il 6 febbraio 1917 da due dei più prestigiosi e ricchi di tradizione reggimenti dell’Esercito Italiano; il Comando di Brigata ed il 235° Reggimento dal Deposito del 17° Reggimento fanteria Acqui[1]; il 236° dal Deposito del 13° Fanteria Casale.[2]

Impiego nella I Guerra Mondiale

Come la Pesaro, anche la Piceno ebbe circa il 20% del personale composto da reclute delle nuove classi del 1897 e 1898; siamo al limite della disponibilità di uomini di leva; solo l’anno dopo sarà chiamata la classe del 1899. Per vari mesi, dopo la costituzione, la Brigata attese ad intensi cicli di addestramento ed amalgama; poi fu impiegata nell’area di Monfalcone e quindi nel Carso e si distingue, insieme alla Brigata Granatieri, nei combattimenti di Selo. Per questi combattimenti i suoi reggimenti ricevono la Medaglia d’Argento alla Bandiera del 235° Reggimento e  quella di Bronzo al suo gemello 236°. Inoltre  è citata sul Bollettino di Guerra del Comando Supremo del 19 dicembre 1917, in piena battaglia di arresto.

 Ritirata per riordinarsi nel 1918 è successivamente impiegata sul Pasubio e sulle Porte del Pasubio, settore di Cosmagnon; Nell’offensiva finale, conquista varie posizioni ed il 3 novembre entra in Rovereto, che presidia per intero ed il giorno dopo, 4 novembre, ove la raggiunge la notizia dell’armistizio di Villa Giusti

I Riconoscimenti e le Perdite

Già detto delle ricompense collettive, non ha militari di truppa decorati di Medaglia d’oro, mentre 31 Ufficiali e 16 Militari sono decorati di Medaglia d’Argento e 31 Ufficiali e 11 Militari di truppa con quella di Bronzo. Riceve anche un Ordine Militare di Savoia.

In due anni di guerra la Brigata perde un quarto dei suoi effettivi: infatti ha 1150 fra caduti, feriti e dispersi.

 

[1] Il 17° Reggimento fanteria “Acqui” ha origini nel vecchio reggimento Deportes (1703) formato nel Regno di Sardegna da stranieri di varia nazionalità, che divenne reggimento Audibert nel 1730, Monfort nel 1746, De Sury nel 1769, Chiabese nel 1774, nazionale nel 1794. Il 26 ottobre 1796 prese il nome di “Reggimento Alessandria”. Coi reggimenti Monferrato e Saluzzo costituì la 2a mezza brigata di linea del reggimento piemontese durante il periodo napoleonico, si organizzò poi, al ritorno di Sua Maestà Vittorio Emanuele I nei propri Stati di terraferma, prendendo il nome di brigata Alessandria che, nel 1821, rinforzato dalle classi provinciali chiamate alle armi, si tramutò in brigata Acqui. I due reggimenti di questa, 1° e 2° inquadrando gli uomini dei battaglioni Cacciatori di Savoia, La Regina ed Aosta, il 4 maggio 1883 cambiarono il loro ordinativo in 16° e 17° reggimento fanteria Aqui. Colla brigata ebbe anzianità 13 novembre 1821, e nel 1909 fu reso depositario della antica brigata Alessandria. Vanta così l’eroica difesa di Chivasso, quella memorabile di Torino, l’assedio della fortezza di Fenestrelle, la battaglia di Parma, il fatto d’arme di Guastalla, la guerra del 1742-48 di Carlo Emanuele, la difesa dell’Assietta e la campagna delle Alpi contro gli eserciti della repubblica del 1792-1796. Prese parte alla guerra 1848-49 meritando la medaglia d’argento al valor militare per il fatto d’arme della Sforzesca e per la battaglia di Novara. Con quattro compagnie, inquadrate nel 5° reggimento provvisorio, combattè alla Cernaia nel 1855-56. Tre anni dopo, durante la seconda guerra d’indipendenza, fu a Frassineto, sulla Sesia, alla battaglia di San Martino, all’investimento di Peschiera, guadagnando la seconda medaglia d’argento. Concorse alla seconda spedizione d’Africa colla formazione dei battaglioni che combatterono nella giornata del 1 marzo 1896  (Adua) ed ebbe larga parte nella mobilitazione di tre reggimenti per la guerra italo-turca 1911-1912. Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938.

[2] Il 13° Reggimento fanteria “Pinerolo” ha origini nell’antico reggimento savoiardo comandato da marchese Lullin de Geneve che fu costituito durante la Guerra del Piemonte contro Genova (1672). Divenne proprietà del Bagnasco , quattro anni dopo del Masino nel 1768, ed entrò a far parte, nel 1680, dei reggimenti d’ordinanza col nome di Saluzzo di Sua Altezza Reale . Coi reggimento Monferrato ed Alessandria formò, nel periodo 1798-1812 la 2a mezza brigata di fanteria di linea dell’esercito della nazione piemontese, ed alla restaurazione ebbe  nome di brigata Saluzzo. Il 13 novembre 1821 formò la brigata di Pinerolo che, accresciuta da elementi del battaglione cacciatori reali piemontesi e dei cacciatori di Savoia, si divise in due reggimento (1° e 2°) che presero rispettivamente la denominazione di 13° e 14° reggimento fanteria (Brigata Pinerolo) nel 1839. Partecipò alle guerre del XVIII secolo, combattendo a Staffarda, alla Marsaglia, nei memorabili assedi di Cuneo, Pinerolo, Valenza e Torino. Fu in Sicilia alla difesa di Trapani nella guerra contro la Spagna (1718-19), combattè contro gli Imperiali a Parma e Guastalla (1733 -35 ) partecipò alla guerra della “pragmatica sanzione” (1742-48) distinguendosi a Castelbellino, Villafranca, Montalbano, Pietralunga, Madonna dell’Olmo. Fu uno dei reggimenti che si immolarono nella bella difesa dell’Authion durante la campagna 1792-96 contro gli eserciti della repubblica. Meritò la medaglia di bronzo all’assedio di peschiera; una seconda medaglia di bronzo guadagnò il I battaglione nei fatti d’arme del 1848; ebbe la medaglia d’argento nella giornata di Novara (1849), altra medaglia d’argento per la campagna del 1959. Prese parte a tutte le campagne per l’indipendenza; alla spedizione di Crimea concorse con 4 compagnie alla formazione del 3° reggimento provvisorio che fu a Sebastopoli; partecipò a quella d’Africa con una compagnia. Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), cit.

 

Le Brigate dal Nome marchigiano La Brigata Pesaro

La Brigata Pesaro, composta da oltre il 20% di reclute, fu costituita nel gennaio 1917. Il Comando di Brigata ed il 239° Reggimento dal deposito del 59° Reggimento fanteria[1]; il 240° Reggimento dal deposito del 60° Reggimento fanteria.[2]

Impiego nella I Guerra Mondiale

Si costituisce nella zona di Asolo e di Maser  e segue cicli addestrativi fino a maggio, quando viene impiegata in linea in settori relativamente calmi. Nell’estate del 1917 partecipa alle operazioni per la conquista di Monte Zebio, sugli Altipiani, con alterne vicende. Partecipa alla battaglia di arresto, sempre negli Altipiani distinguendosi per bravura e spirito di sacrificio. Nel 1918 la sua più brillante azione è sul Monte Pertica; poi è impiegata nel sistema difensivo che fa perno sul Monte Grappa. E’ un impiego valoroso e costante tanto che ne è prova la citazione sul Bollettino di Guerra e la concessione della medaglia d’Argento al valor militare alle bandiere dei sue due reggimenti. Segno questo del rinnovato spirito di adesione alla guerra: una brigata costituita da poco con reclute e uomini con alle spalle provate esperienze, ancora mostrano ardire e slancio.

I Riconoscimenti e le Perdite

La Brigata Pesaro ha Due suoi militari decorati di medaglia d’oro, 74 Ufficiali e 54 Militari decorai di medaglia d’Argento,  e 106 Ufficiali e 20 Militari di Truppa di medaglia di bronzo. Oltre alla Citazione sul Bollettino di guerra già detta, che è del 19 dicembre 1917, la brigata Pesaro ha altre due citazioni, una il 23 giugno 1918, per la sua partecipazione alla battaglia del Solstizio, l’altra il 26 ottobre 1918 per la partecipazione alla battaglia di Vittorio veneto. Tanto valore non poteva no avere il suo rilevate tributo in termini di perdite. In due anni di impiego la Pesaro ebbe ben 7100 uomini fra caduti, feriti e dispersi, ovvero la brigata fu ricostituita ben due volte, praticamente ogni anno di impiego.

 

[1] Il 59° Reggimento fanteria “Calabria” (motto: acriter in hostes) si formò il 18 aprile 1861, in conseguenza del riordinamento 24 gennaio 1861 dell’arma di fanteria, con elementi di tre reggimenti di fanteria dell’esercito regolare, ciascuno dei quali fornì un battaglione. Entrò a far parte della brigata di nuova formazione “Calabria”. Con lo scioglimento delle brigate permanenti nel 1871 assunse la denominazione  59° reggimento fanteria (Calabria) concorrendo quindi alla ricostruzione dell’antica brigata nel 1881. Partecipò alla terza guerra di indipendenza nazionale; concorse alla formazione dei battaglioni di fanteria d’Africa del corpo di operazione per la guerra italo-abissina 1895-1896; ed ebbe larga parte nella mobilitazione di 4 reggimenti per la guerra Italo-turca 1911-12.  Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), Edizioni Luigi Alfieri, Milano, 1938

[2] Il 60° Reggimento fanteria “Calabria”, (motto: forte come la morte) in linea generale ha la stessa storia, fino al 1915, del gemello 59° Reggimento fanteria, di cui sopra. In particolare effettuò lo sbarco di Macabes e prese parte al combattimento di Sidi Said nel giugno 1912 meritando, per la bella condotta tenuta, una medaglia di bronzo al valor militare. Cfr. Cfr. Ministero della Guerra, Calendario Regio Esercito, XVII -1939  - XVIII, a cura del S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), cit.

Fatta l’Italia occorre fare gli Italiani

 

Aver citato le brigate di fanteria dal nome marchigiano è uno dei tanti esempi che si possono fare per comprendere come la I Guerra Mondiale sia veramente stata la IV guerra di indipendenza nazionale e non solo perché si raggiunsero i confini naturali della Nazione italiana, combattendo il nemico ereditario.

Lo studio qui esposto è volto a sottolineare  come l’Esercito Italiano, e in particolare,  la sua Fanteria,  fosse un fondamentale fattore di amalgama tra  e per gli Italiani.

Il nome geografico della Brigata non significava che era composta da soldati provenienti da quella città o da quella regione o da quella vallata, come era ad esempio il reclutamento alpino; ma quei soldati rappresentavano solo il nucleo iniziale del Reparto che portava il nome geografico; via via ad esso venivano immessi gruppi di soldati provenienti da almeno 8/10 distretti di alimentazione diversi tra loro. Tutto questo affinchè l’amalgama che necessariamente si doveva ottenere sotto l’aspetto operativo, doveva essere ottenuto anche sotto l’aspetto della provenienza, oggi si direbbe della “socializzazione” e conoscenza. Tutti dovevano conosce tutto e tutti. Si sviluppò in senso di appartenenza alla nazione italiana, il riconoscimento nella bandiera, nell’essere prima di tutto Italiani. E questo si otteneva in vari modi e si perseguiva in ogni occasione fino a creare le scuole reggimentali, che avevano il compito di combattere l’analfabetismo e la non conoscenza dell’Italia, tradizione, questa delle scuole reggimentali, che rimase in essere fino agli anni del 900.

Si puntava, quindi, decisamente a formare oltre che il soldato combattente, anche l’Italiano, il cittadino che in armi serviva la patria e che aveva al suo fianco altri Italiani provenienti da tutte le regioni del paese, nello spirito che oggi si può sintetizzare nell’espressione di derivazione anglosassone “Giusto o Sbagliato, questo è il mio Paese”.. Ma. almeno, apparteniamo ad un paese.

Questa lettura dell’ordinamento di queste brigate dal nome marchigiano, che  sono state portate ad esempio, serve anche per avere una più ampia intesa del significato di Grande Guerra, che abbiamo sopra accennato,  e di quello che è stata: il crogiuolo per gli Italiani in cui si sono amalgamati, fusi e superati i regionalismi, le differenze di ogni genere, il concetto di minoranza, dialetti, costumi particolari, tradizioni obsolete e localismi, ed altro fattori in cui si erano in gran parte persi gli Italiani, come Nazione e come Stato, nei secoli passati.

 

Conclusione

E’ stato portato come esempio l’aspetto ordinativo, cioè le Brigate; ma queste erano composta da uomini e quindi non possiamo non prendere in esame il valore umano di questo apporto e partecipazione. Ovvero il valore dei soldati Marchigiani in questa guerra: le singole figure e i singoli combattenti, il cui comportamento è significativo della adesione e del consenso che questa Guerra ha generato sia nella buona che nella cattiva sorte.

Questo aspetto, il cui qui accenno conclude l’intervento odierno, è stato fatto in quanto al termine del ciclo di conferenze previste  sarà proprio questo tema,  il valore del soldato marchigiano quello scelto per la chiusura delle celebrazioni ed iniziative messe in atto occasione della data anniversaria della I Guerra Mondiale.

 

In loro onore e in loro memoria.

 

 

 

 

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