IL SOMMERGIBILE ARGONAUTA

di Lucio Martino

IL PRIMO SOMMERGIBILE DEL MONDO CHE VENNE DIROTTATO VENNE DESTINATO POI ALLA DIFESA DI ANCONA

 

Strano destino quello del sommergibile Argonauta non solo per le numerose missioni di guerra effettuate ma soprattutto perché destinato a far parte della Marina Imperiale Russa. Il sommergibile all’entrata in guerra è uno dei più moderni mezzi di piccola crociera essendo stato varato a Spezia il 5 luglio 1914. A commissionarlo era stata la Russia che voleva assegnargli il nome di Svjatoj Georgij ma lo scafo non farà mai parte della marina imperiale. Quasi al termine dell’allestimento nei Cantieri Fiat-San Giorgio di Spezia il sommergibile, del tipo Medusa migliorato, è al centro di un giallo. Durante il periodo di neutralità dell’Italia la consegna alla Russia viene bloccata in quanto non è possibile. Quasi al termine dell’allestimento come F 43,privo ancora di armamento, il 14 ottobre 1914 il battello scompare dai cantieri del Muggiano per essere ritrovato più tardi in Corsica.

E’ il primo caso di dirottamento militare della storia.

In seguito viene rinvenuto ad Ajaccio. Il caso suscita grande scalpore. Vengono aperte due inchieste, una giudiziaria e una interna della Regia marina. I giudici però non muovono alcun addebito agli imputati e cioè al comandante d’armamento, al direttore amministrativo e a quello tecnico del cantiere. La Marina opta di non consegnare ai giudici copia degli atti della propria Commissione d’inchiesta.

Cos’era accaduto? Il Tenente di vascello della riserva Angelo Belloni, inventore e progettista di nuovi congegni navali, sommergibilista, in seguito direttore dei corsi della Scuola Sommozzatori e consulente tecnico al servizio della Regia Marina, si era impossessato dell’ F 43 (250 tonnellata di stazza) con l’intento di raggiungere l’Albania e attaccare, sperando nell’appoggio della Francia già in guerra, la k.u.k. Kriegsmarine. L’ufficiale italiano aveva studiato un piano che sperava potesse creare un “casus belli” tale da portare all’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Triplice Intesa. L’intento di Belloni è prendere il mare con il sommergibile, con il pretesto di una banale prova di collaudo, e condurre l’ignaro equipaggio fino ad Ajaccio in Corsica. Qui, con la complicità del console russo suo amico, innalzare la bandiera russa e dirigersi verso l’Adriatico per attaccare le navi austriache ancorate a Pola…

Il console russo però rifiuta la sua complicità in un simile piano, e informa i francesi che mandano il cacciatorpediniere Chasseur a fermare Belloni. Il sommergibile viene scortato a La Spezia. Belloni arrestato e consegnato alla giustizia militare italiana. L’ F 43, torna in Italia a Spezia senza Angelo Belloni e senza aver compiuto atti di guerra. L'ufficiale italiano subisce il processo, ma l'entrata in guerra dell'Italia cambia totalmente le idee dei giudici militari e viene assolto.

Nel frattempo l’F 43, acquisito dalla Regia Marina, viene battezzato Argonauta nome con il quale venivano chiamati (dalla loro nave Argo) i cinquanta leggendari eroi che al seguito di Giasone salparono dalla Grecia alla volta della Colchide per conquistare il Vello d’oro. Il suo motto era Inlicitas temptare vias (Tentare vie proibite).

Il 1° febbraio 1915 entra a far parte della 2^ Squadriglia Sommergibili e il 1° marzo 1915 passa alle dipendenze del Comandante in capo dell’Armata navale. Durante il conflitto viene dislocato in Adriatico. Lungo 45 metri poteva raggiungere la velocità di 14 nodi in emersione e 10 in immersione: contava 24 uomini di equipaggio ed era armato con quattro siluri. Il comando venne affidato al Capitano di Corvetta Cesare Vaccaneo.

Prima dell’inizio della guerra è assegnato alla difesa del porto di Ancona dichiarata “città aperta”. La dislocazione nel porto dorico è ordinata tre giorni prima dell’entrata in guerra dal Ministro Viale.

In barba alla protezione che le derivava dalla Convenzione dell’Aja, Ancona dichiarata “città aperta” viene attaccata dalla squadra navale austriaca nella sua prima e unica uscita nelle prime ora del 24 maggio 1915. Secondo le consegne la notte tra il 23 e il 24 maggio 1915 il sommergibile doveva immergersi al largo dello scalo dorico e posizionarsi in agguato. Nell’ordine di servizio per i sommergibili in agguato nei paraggi di Ancona era prescritto anche che “… L’avvertimento al sommergibile, quando immerso e poggiato sul fondo, dell’avvicinarsi di navi nemiche, si cercherà di farlo a mezzo di qualche barca a vapore o rimorchiatore locale, od anche di barche a vela, con segnali acustici convenzionali che quei galleggianti potranno fare battendo delle martellate nella sentina, se hanno lo scafo metallico, altrimenti servendosi di una campana sospesa alla chiglia”.

Ma il comandante Vaccaneo nel suo rapporto scrive che non è stato possibile eseguire la disposizione “per l’assoluta mancanza di imbarcazioni adatte a dare l’allarme con colpi di martello allo scafo del sommergibile sul fondo”. Argonauta malgrado le preponderanti forze avversarie tenta di uscire dal porto nonostante il fitto cannoneggiamento e il ripetuto lancio di bombe di un idrovolante nemico per tentare di far cessare il fuoco dei due cacciatorpediniere Velebit e Csikos che si erano piazzati all’imboccatura del porto. Per diversi minuti l’equipaggio se la vede brutta in quanto il sommergibile resta impigliato in un cavo d’acciaio delle reti di ostruzione del porto. Con abili manovre riesce ben presto a liberarsi e a prendere il largo per immergersi nonostante i ripetuti attacchi.

“…Liberatomi dall’ostruzione - racconta nel suo rapporto il comandante Vaccaneo - sia manovrando con le macchine che dando aria ai doppi fondi, esco dal porto e ripresa l’immersione dirigo sulle navi avversarie, non raggiungendole perché stavano allontanandosi a tutta forza”.

E’ solo a questo punto che la flotta austriaca al comando dell’ammiraglio Haus decide di sospendere e riprendere la rotta verso le sicure basi di Pola temendo gli insidiosi agguati del sottomarino italiano e pensando che altri sommergibili potessero tagliargli la strada del rientro salpando da Venezia. Il timore era suffragato anche dal fatto che il dirigibile Città di Ferrara, decollato dall’aeroscalo di Jesi per bombardare Pola, incoccia nel cacciatorpediniere Szigetvan e poteva aver segnalato la sua presenza ai Comandi portuali nonostante fosse stato preso di mira dai cannoni della nave nemica.

Argonauta, a differenza di altri sommergibili italiani alcuni dei quali colpiti e affondati nelle loro primissime missioni, ha una vita avventurosa. Dopo quel primo scontro a fuoco ad Ancona, effettua durante l’intero conflitto ben 112 missioni di guerra tra le quali alcune particolarmente ardite, per accertare l’esistenza di campi minati lungo il canale che congiunge Premuda e Scarda, nell’arcipelago Dalmata e nel canale di Zara.

Il 15 febbraio 1916 recupera un velivolo nazionale caduto in mare per avaria e lo rimorchia ad Ancona.

Il 3 luglio 1918, presso lo scoglio Porer, lancia contro un cacciatorpediniere austriaco tipo “Huszar”, mancando il bersaglio per la irregolare corsa del siluro.

Dopo il conflitto Argonauta partecipa a missioni di guerra in zone non smobilitate e rimane poi nell’Alto Adriatico per lunghi periodo di lavori, o prestando servizio nelle sedi di Venezia e Pola.

Cesserà la sua attività il 23 marzo 1928.

(tratto dal mio libro "La Grande Guerra in Adriatico")

da "I sommergibili italiani" di Paolo M. Pollina - USMM - 1963, per g.c. Sergio Mariotti

Caratteristiche generali:

Tipo: sommergibile di piccola crociera

Cantiere: Fiat-San Giorgio La Spezia
Impostazione: 11 Marzo 1913
Varo: 5 Luglio 1914
Consegna: 18 Febbraio 1915
Radiazione: 29 Marzo 1928
Dislocamento
- in superficie: 255 t
- in immersione: 305 t
Dimensioni
- Lunghezza: 45,15 m
- Larghezza: 4,20 m
- Immersione: 3,05 m
Apparato motore in superficie: 2 motori Diesel FIAT, 2 eliche
- Potenza complessiva: 700 cv
- Velocità max. in superficie: 14 nodi
- Autonomia in superficie: 1.600 miglia a 8 nodi - 695 miglia a 13,5 nodi
Apparato motore in immersione: 2 motori elettrici di propulsione Savigliano
- Potenza complessiva: 450 cv
- Velocità : 9,9 nodi
- Autonomia in immersione: 120 miglia a 3 nodi - 15,5 miglia a 9 nodi
Armamento:
- 2 tls AV da 450 mm, 4 siluri da 450 mm
- 1 cannone da 76/30 mm a.a. (previsto ma mai montato)
Equipaggio: 2 ufficiali, 22 sottufficiali e marinai
Profondità di collaudo: 40 m

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